Elezioni Europee, Nicola Procaccini (FdI): “Vogliamo confederazione di Stati sovrani”

di Saverio Forte – Pubblicato su temporeale.info

TERRACINA – “Il 26 maggio la nostra comunità è chiamata a scegliere a quale persone affidarsi per essere rappresentate al Parlamento Europeo, l’istituzione che è apparentemente più lontana, ma che, in realtà, è quella che più incide nella quotidianità di tutti noi. È certamente vero che l’Europa ha avuto nei confronti dell’Italia posizioni di intransigenza in vari ambiti che, spesso, sono state percepite dai nostri concittadini come di ingiusta persecuzione”. E’ un appello al voto, all’importanza di una scelta importante, “che parte davvero dal basso, dal cuore”, quello che lancia il sindaco di Terracina Nicola Procaccini, candidato per Fratelli d’Italia nella circoscrizione dell’Italia centrale alle elezioni europee di domenica 26 maggio. Il primo cittadino terracinese, quasi per scaramanzia, sembra incrociare le dita quando il cronista arriva a dirgli che potrebbe essere uno dei pochi candidati del territorio pontino a coltivare molte chance per far parte della prossima assemblea di Strasburgo.

Mi perdoni, però, Lei vuole centrare quest’impresa politica significativa quando il sogno europeo, coltivato da una destra sociale da cui lei non si è mai allontanato, è miseramente fallito. E’ vero?
“Io provengo da una tradizione politica, quella della Destra italiana, che aveva nell’Europa un sogno politico e sociale purtroppo disatteso. Giorgio Almirante, il leader forse più riconoscibile della Destra che fu, ebbe a dire “La destra o è Europa, o non è. E vi dico di più. O l’Europa va a destra o non si fa”. La sua previsione si è avverata perché l’attuale Unione Europea è una intuizione giusta declinata malissimo”.

Perché dal suo punto di vista, lei che amministra uno dei comuni più importanti del Basso Lazio, Terracina, che ha sfiorato il default finanziario e ha dovuto affrontare non poche avversità, anche di natura ambientale?
“Non è possibile privilegiare la grande finanza e la burocrazia rispetto alle esigenze e alle storie dei popoli. Questo è quello che accade nell’Unione che conosciamo, nata partendo dalla moneta, vale a dire da ciò che più divide gli uomini. La nostra idea è di aumentare la presenza e l’influenza dell’Italia in Europa per cambiare tutto. È incomprensibile pensare che si possa imporre la misura degli ortaggi o le modalità di cottura della pizza e non preoccuparsi di costruire una comunità di popoli capace di unirsi per le cose che più contano come la politica estera, la sicurezza, creare una coalizione economica basata sulle specificità di tutti per competere con i colossi extraeuropei”.

E la sua proposta, la sua ricetta politica qual è?
“La strada è quella della realizzazione di una Confederazione di Stati sovrani, rivendicando pari dignità tra partner per rafforzare quella grande casa europea in cui tutti siamo protagonisti. Altro errore madornale è stata la rinuncia delle nostre radici guidaico-cristiane, delle nostre tradizioni culturali per la folle idea di evitare di offendere gli altri. Perfino Giovanni Paolo II lanciò un grido di dolore davanti a questa scelta inspiegabile.”

Secondo lei la rappresentanza italiana nell’assemblea di Strasburgo è esente da possibili responsabilità”
“Dobbiamo fare anche un grande mea culpa sulle occasioni perse dall’Italia per ignavia, per incompetenza e per la scarsa importanza che si è sempre dato sia a queste elezioni che al personale politico impegnato nel Parlamento Europeo. Mentre la altre nazioni sfruttavano l’opportunità europea per formare classi dirigenti, noi mandavamo le terze e quarte file dei partiti, magari a fine carriera con un inesistente interesse. Sono molto contento della mia candidatura perché da questo territorio parte una inversione di rotta”.

L’esperienza, umana e amministrativa, alla guida di Terracina le è servita per affrontare una campagna elettorale difficile su un territorio vasto e politicamente eterogeneo?
“Dopo 8 anni vissuti in maniera totalizzante in qualità di sindaco di Terracina, la mia città di origine, non sono più ricandidabile. È stata e continua ad essere un’esperienza incredibile, una vera palestra di vita, che mi ha regalato grandi soddisfazioni che mi hanno ripagato di un impegno molto intenso. Fare il sindaco di una città di 50 mila abitanti vuol dire essere tutti i giorni, 24 ore su 24, in trincea. Incredibilmente faticoso, straordinariamente appagante. L’Europa è il luogo in cui può proseguire l’impegno per la comunità, ovviamente molto più vasta, ma che sento profondamente mia. Ho girato in queste settimane l’intero Lazio e le altre regioni: mi sono sentito a casa ovunque, ogni luogo è riconoscibile dal mio sentire perchè il Centro Italia è il cuore vero dell’Europa. Sulle nostre coste si sono cantate le gesta degli eroi dei poemi omerici, la storia di Roma è la storia del mondo, le Cattedrali, i castelli, i palazzi, i grandissimi artisti del Rinascimento: cosa c’è di più europeo di queste terre?”

Secondo molti analisti il voto del 26 maggio è troppo importante anche per la futura storica politica italiana, è vero?
“Ora è tempo recuperare il terreno perso e puntare a far contare di più l’Italia. Cominciamo con lo sfruttare ogni centesimo che ci viene riservato dai fondi comunitari, cosa che facciamo pochissimo. Le imprese, le infrastrutture, la cultura, l’ambiente sono tutti ambiti ampiamente finanziati. E battiamoci con orgoglio per le nostre eccellenze: dobbiamo far capire ai burocrati, ad esempio, che l’agricoltura, la pesca e le coste mediterranee sono profondamente diverse da quelle scandinave, che non possono essere soggette alle stesse regole. Vogliamo tutelare il nostro pescato e la nostra agricoltura di qualità e vogliamo che la famigerata direttiva Bolkestein non sia applicabile alle nostre imprese balneari che fondano la tradizione di accoglienza su un tipo di gestione caratterizzata da un calore umano unico, che rende il cliente un amico invece di un numero perché la vacanza sia il più serena possibile. Ci sono imprenditori che hanno fatto notevoli investimenti per migliorare le strutture e le offerte. Non si può distruggere questo settore con il forte rischio, oltretutto, che le concessioni finiscano in mano alla potenza economica della criminalità.”

Le elezioni europee possono rappresentare un’ultima occasione a disposizione per la provincia di Latina e per le sua affannosa economia?
“La terra pontina racchiude nella sua economia tutti i settori che ho descritto, ma patisce una carenza dell’infrastruttura della mobilità drammatica. È difficile raggiungere Roma dalla Pontina e dall’Appia, la rete ferroviaria non sopporta più il carico ed in perenne affanno per i problemi di manutenzione”.

E se conquistasse il pass per volare a Strasburgo quale potrebbe essere una prima iniziativa che concretizzerebbe?
“Se dovessi essere eletto – conclude il candidato dei Fratelli d’Italia alle elezioni europee – la prima iniziativa sarebbe la ricerca di risorse per la mobilità che penalizza sia i lavoratori pendolari sia il turismo. Questa campagna elettorale è stata comunque un’avventura fantastica che mi ha fatto crescere ulteriormente e che mi ha fatto letteralmente incontrare decine di migliaia di persone, con il privilegio di stringere le loro mani e guardare i loro occhi. Più Italia in Europa per cambiare tutto”.